La figura di Don Aldo
Aldo Nicoli
Una vita nel segno della Provvidenza

È per certi aspetti appassionante ed imprevedibile l'itinerario terreno di monsignor Aldo Nicoli, sicuramente una delle figure più popolari e conosciute del clero bergamasco degli ultimi cinquant'anni. Nasce il 2 ottobre 1934 a Gaverina Terme, primo degli otto figli di Pietro e Santina Patelli. Da subito diventa il punto di riferimento della famiglia, con il padre che esercita l’attività di vendita di frutta all’ingrosso e la madre che gestisce una trattoria. Incoraggiato e sostenuto dal parroco don Giacomo Falconi, Aldo frequenta il Seminario minore a Clusone. Nel luglio del 1960, gli viene a mancare improvvisamente papà Pietro. L'anno successivo, il 27 maggio 1961, è ordinato sacerdote dal vescovo Giuseppe Piazzi.
Dotato di intuito, intraprendenza e senso pratico delle cose, viene subito destinato alla parrocchia di Comenduno come coadiutore parrocchiale e direttore dell’oratorio. Don Aldo si rimbocca le maniche ed appoggiato dal parroco don Pietro Gritti - che sarà poi suo padre spirituale, morto quasi centenario nel 2008 - ridà slancio alle opere parrocchiali e realizza la scuola materna. Nel 1968, in visita a Comenduno, l’arcivescovo Clemente Gaddi rimane vivamente impressionato dal dinamismo di don Aldo e gli affida il ruolo di economo del Seminario. Una carica “scomoda”, perchè l'opera seminaristica, dopo la sua ricostruzione, naviga in cattive acque ed occorrono fondi per coprirne i debiti. In pochi anni, egli riesce nell'impresa di sanare i conti.
Monsignor Clemente Gaddi lascia la guida della diocesi. Suo successore è mons. Giulio Oggioni, che riconferma la fiducia a don Aldo e lo nomina vicario episcopale per le attività economiche della Diocesi (1978). Don Aldo ha ormai la fama di essere un esperto di questioni economiche. Ma egli non dimenticherà mai di essere un prete e di dedicarsi alla cura delle anime. Nonostante gli impegni, è prete festivo a Scanzorosciate, cappellano in San Lorenzo in Città Alta e, poi, anche parroco della piccola comunità di Casale di Albino (dal 1986 al 1992), dove vengono avviate iniziative ed attvità per il rilancio del territorio.
A livello diocesano porta intanto al traguardo imprese ed azioni di risanamento, che riguardano anche la Libreria Buona Stampa e la Sesa (Società Editrice Sant’Alessandro), editrice de L'Eco di Bergamo. La riconquistata tranquillità economica consente la modernizzazione delle macchine da stampa, l’acquisto dell’immobile in via Canovine per la rotativa del quotidiano e per gli studi di Bergamo Tv e Radio Alta. Ricopre incarichi e ruoli negli enti diocesani e progetta la creazione del Centro Congressi “Giovanni XXIII”, il suo fiore all'occhiello, oltre che il simbolo delle sue intuizioni in campo ecclesiale, pastorale e sociale.
Con l'arrivo del successore di mons. Oggioni, il bergamasco mons. Roberto Amadei, don Aldo Nicoli è nominato (1992) arciprete di Nembro. Qui, l'indifferenza iniziale della popolazione è vinta in breve tempo, attuando nuove forme di vita pastorale, sviluppando presenze nuove ed originali in campo sociale e culturale e portando a termine la ristrutturazione di opere e di monumenti di grande valore storico ed architettonico (Santuario dello Zuccarello, chiese di San Nicola, San Sebastiano, Santa Maria, l'Oratorio...). Gli sono affidati altri incarichi pastorali (è vicario locale del vicariato di Albino-Nembro, membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale diocesano) mentre la Santa Sede lo nomina delegato pontificio per la Compagnia di San Paolo, con il compito di ripianarne i debiti e di riportarla in attivo. Impegno che rispetta, puntualmente, nonostante le difficoltà ed i problemi di salute, che non lo frenano dall'accettare un altro incarico, la presidenza del Patronato San Vincenzo, fondato da don Bepo Vavassori, altro suo padre spirituale. Nel 2008, con le avvisaglie di un male incurabile, presenta le dimissioni da arciprete di Nembro, dove comunque continua a risiedere, impegnato nel servizio pastorale alla parrocchia, fino all'ultimo, fino al 13 settembre 2009, quando spira, dopo una vita “giocata” a rendere visibili a tutti le meraviglie compiute dalla Fede nella Provvidenza.
Il Testamento spirituale di don Aldo Nicoli
Il documento è stato trovato tra le carte di don Aldo all’indomani dei funerali. Venne scritto l’11 maggio 2008, un paio di mesi prima delle sue dimissioni da arciprete di Nembro.
Chiedo allo Spirito Santo, che sempre invoco nelle scelte e in quel che devo scrivere o dire; alla Madonna e agli Angeli Custodi, di cui sono particolarmente devoto, essendo nato la festa degli Angeli Custodi, il dono della sapienza del cuore nello stendere il mio testamento spirituale.
Il mio testamento spirituale è innanzitutto un inno di lode e di ringraziamento al Signore:
- per avermi dato la vita e con la vita la fede e una abbondanza di doni, tra i quali il sacerdozio;
- per avermi sempre e dovunque accompagnato in un momento straordinario con la sua Divina Provvidenza e la sua infinita misericordia per i miei peccati.
Sono contento della vita che ho vissuto e per tutte le esperienze che ho fatto, perché mi sono sempre sentito amato, accompagnato e benedetto dal Signore, che è sempre stato fin troppo buono e generoso con me.
Presentazione del Vescovo
Ho conosciuto don Aldo negli ultimi mesi della sua esistenza terrena. Venne a trovarmi a Brescia, dopo la mia nomina. Non si trattò di una visita per accreditarsi, ma per condividere progetti e passioni che gli stavano a cuore e non potevano attendere. L’impressione fu di un uomo con grande esperienza in campo economico e progettuale, ma assolutamente impregnato di fede semplice ed essenziale, di amore per la Chiesa e per la sua missione. Un prete nel modo di coniugare l’approccio tra beni, strumenti e fini.
Giunto a Bergamo, ho condiviso con lui alcune questioni che mi presentava come prioritarie e strategiche; ho conosciuto un poco la sua storia precedente; ho avvertito l’affetto e la riconoscenza di tanti preti e la stima di molti laici. Credo che attorno alla sua figura si coagulassero giudizi diversi e qualche volta opposti.
Presentazione di Mons. Belotti
Il tempo corre. È già passato un anno dalla morte del nostro carissimo confratello Mons. Aldo Nicoli. Per tanti, non parliamo poi dei familiari, la ferita è ancora aperta, ma sopratutto il ricordo è ancora luminoso perché chi ha molto operato e cordialmente amato anche le sue fatiche, le sue “imprese” parlano eloquentemente senza per nulla scalfire la sua immagine evitando così il pericolo di idealizzarla.
Chi legge queste pagine e guarda le foto chissà quante volte risentirà la sua voce, rivedrà i suoi sguardi, rivelerà davvero il suo “motore” di attività e di idee proiettate in avanti.

