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Presentazione di Mons. Belotti

Lino BelottiIl tempo corre. È già passato un anno dalla morte del nostro carissimo confratello Mons. Aldo Nicoli. Per tanti, non parliamo poi dei familiari, la ferita è ancora aperta, ma sopratutto il ricordo è ancora luminoso perché chi ha molto operato e cordialmente amato anche le sue fatiche, le sue “imprese” parlano eloquentemente senza per nulla scalfire la sua immagine evitando così il pericolo di idealizzarla.

Chi legge queste pagine e guarda le foto chissà quante volte risentirà la sua voce, rivedrà i suoi sguardi, rivelerà davvero il suo “motore” di attività e di idee proiettate in avanti.

 

Un cammino, quello di don Aldo, che permette di ammirare bellissimi e diversissimi panorami: umani, ecclesiali, sportivi, diocesani, parrocchiali, aperture alla solidarietà e all’universalità, dove però la sua persona rivela sempre l’uomo onesto, il figlio fedele alla Chiesa, il Sacerdote convinto, il lavoratore indefesso, l’amico fidato, il caparbio programmatore, l’amante della comunione e fraternità sacerdotale nel rispetto dei carismi personali.

Con questo voglio affermare che né le sue capacità brillanti hanno contaminato l’uomo e il Sacerdote, né l’uomo e il Sacerdote hanno frenato le sue capacità e la disponibilità all’accordo, al dialogo, né gli ostacoli e le ostilità incontrate l’hanno messo in crisi di chiusura, di “piantar lì” o in azioni di denunce.

Mi piace la linea biografica tracciata dal giornalista. “Conoscere don Aldo Nicoli è come scoprire una vita vissuta su un doppio binario. Quello pubblico, ufficiale, spesso esposto ai commenti e ai giudizi gratuiti e quello interiore, intimo, partecipato e condiviso da chi (confratelli, parrocchiani, semplici cittadini e amici) gli è stato al fianco per l’intero percorso o anche solo per un tratto di strada: quest’ultimo è il don Aldo più spontaneo, più diretto”. Anche quando consapevole del male che l’avrebbe portato alla tomba, ha troncato i suoi progetti futuri “per utilizzare il poco di tempo che mi rimane per prepararmi bene all’incontro ultimo, il più importante di tutti e di tutte le cose terrene, con il mio Signore, del quale ho cercato per tutta la mia vita di essere fedele ministro, purtroppo con tutti i miei limiti, difetti e debolezze”.

Mi compiaccio e ringrazio lo scrittore di questo libro, Roberto Alborghetti, che ha saputo presentare molto bene don Aldo Nicoli “nel grande gioco della Provvidenza”. Può dire qualcosa a tutti: vescovi, preti e laici e può diventare stimolo perché quei pochi o molti carismi che il Signore ha dato a tutti li facciamo fruttare per il nostro incontro col Signore e per il bene della Comunità.

Lino Belotti - Vescovo ausiliare emerito di Bergamo