Presentazione del Vescovo
Ho conosciuto don Aldo negli ultimi mesi della sua esistenza terrena. Venne a trovarmi a Brescia, dopo la mia nomina. Non si trattò di una visita per accreditarsi, ma per condividere progetti e passioni che gli stavano a cuore e non potevano attendere. L’impressione fu di un uomo con grande esperienza in campo economico e progettuale, ma assolutamente impregnato di fede semplice ed essenziale, di amore per la Chiesa e per la sua missione. Un prete nel modo di coniugare l’approccio tra beni, strumenti e fini.
Giunto a Bergamo, ho condiviso con lui alcune questioni che mi presentava come prioritarie e strategiche; ho conosciuto un poco la sua storia precedente; ho avvertito l’affetto e la riconoscenza di tanti preti e la stima di molti laici. Credo che attorno alla sua figura si coagulassero giudizi diversi e qualche volta opposti.
L’ho conosciuto con un animo continuamente proteso non solo al bene della Chiesa ma a quello concreto degli uomini, dei giovani, dei bisognosi, delle parrocchie. Ciò che più mi ha colpito è la sua coscienza sacerdotale: la preoccupazione pastorale, l’amore per la sua parrocchia, la fraternità con tanti preti.
Talmente vivo, a volte mi domandavo se le diagnosi fossero esatte, se veramente la sua malattia fosse così devastante. Ricordo il giorno in cui abbiamo celebrato il Sacramento dell’Unzione in una chiesa gremita con molti sacerdoti. L’Eucaristia diventa una intensa catechesi sulla sofferenza, la malattia, la morte, il nostro destino definitivo, la nostra speranza in Cristo crocifisso e risorto. Lui dice poche parole, ma è la sua presenza e il suo volto che parlano. Terminata la celebrazione viene via con me e partecipa attivamente per tre ore ad una riunione in casa di don Roberto Pennati ragionando sulla grande realtà del Patronato. Insieme con lui, in questi mesi, sono morti sacerdoti che hanno segnato in profondità la vita recente della nostra Chiesa fino a mons. Roberto Amadei. Desidero raccoglierne l’eredità sacerdotale.
“Ha amato e servito la Chiesa, consapevole delle parole di Paolo apostolo, che lui ha scelto, amato e ripetuto e ci ha consegnato come suo testamento: mi sono fatto debole con i deboli per guadagnare i deboli, mi sono fatto tutto a tutti”.
Sono lieto e riconoscente per questo lavoro che propone il ricordo di un prete che non vogliamo dimenticare e per il quale rendiamo grazie al Signore, per ciò che ci lascia come testimonianza di fede, di umanità e di servizio ecclesiale.
Francesco Beschi - Vescovo della Diocesi di Bergamo

