Il Testamento spirituale di don Aldo Nicoli
Il documento è stato trovato tra le carte di don Aldo all’indomani dei funerali. Venne scritto l’11 maggio 2008, un paio di mesi prima delle sue dimissioni da arciprete di Nembro.
Chiedo allo Spirito Santo, che sempre invoco nelle scelte e in quel che devo scrivere o dire; alla Madonna e agli Angeli Custodi, di cui sono particolarmente devoto, essendo nato la festa degli Angeli Custodi, il dono della sapienza del cuore nello stendere il mio testamento spirituale.
Il mio testamento spirituale è innanzitutto un inno di lode e di ringraziamento al Signore:
- per avermi dato la vita e con la vita la fede e una abbondanza di doni, tra i quali il sacerdozio;
- per avermi sempre e dovunque accompagnato in un momento straordinario con la sua Divina Provvidenza e la sua infinita misericordia per i miei peccati.
Sono contento della vita che ho vissuto e per tutte le esperienze che ho fatto, perché mi sono sempre sentito amato, accompagnato e benedetto dal Signore, che è sempre stato fin troppo buono e generoso con me.
La certezza della presenza e dell’assistenza del Signore e della sua Divina Provvidenza e la coscienza di aver sempre agito con retta intenzione e non per secondi fini:
- mi ha aiutato a superare con molta serenità le moltissime difficoltà e i numerosi ostacoli che ho sempre incontrato;
- mi ha aiutato a non scompormi e a non agitarmi per le tante chiacchiere e mormorazioni nei miei riguardi e sul mio operato, sempre più convinto che la verità, prima o poi, viene sempre a galla;
- mi ha aiutato a vincere ogni paura e a rimanere sereno anche di fronte alla morte che, per la malattia che mi ha colpito, si preannuncia vicina.
La malattia così grave, mi porta a ringraziare ancora di più il Signore per l’allarme che mi ha dato di prepararmi meglio all’incontro con Lui.
Ho vissuto il mio sacerdozio sul motto paolino: “Mi faccio tutto a tutti per portare tutti a Cristo”.
Nel mio darmi tutto a tutti ho cercato di far fruttificare i talenti che Dio mi ha dato e dei quali dovrò rendergli conto; ho aiutato tante persone e Istituzioni e certamente nel mio operare ho dato fastidio a tanti e disturbato interessi non certamente evangelici.
Chiedo perdono a tutti coloro che in qualsiasi modo avessi offeso; posso dire ad alta voce di non averlo mai fatto volontariamente.
Non ho mai avuto rancori con nessuno, però potrei averne causati, anche perché a me hanno attribuito un po’ di tutto, nel bene e nel male, purtroppo sempre per sentito dire e senza veramente conoscermi.
Vorrei morire pensando che tutti sono in pace con me, come io sono sempre stato in pace con tutti.
Desidero soltanto preghiere di suffragio per la mia anima e chiedo a quanti ho sempre cercato di aiutare, a quanti mi hanno conosciuto, amato e stimato, che non mi dimentichino troppo presto, almeno presso il Signore.
Il mio più vivo, sincero e caloroso “grazie” va, oltre che al Signore, alle moltissime persone a cui devo tutto quanto sono e tutto quanto ho potuto fare:
- ai miei genitori, soprattutto a mia mamma, una donna straordinaria;
- ai miei numerosi fratelli, per avermi sempre considerato come primogenito un po’ il loro papà, morto giovane, quando loro erano solamente adolescenti, ragazzi e bambini;
- a mia sorella Clara, per avermi sempre accompagnato, a cominciare dai primi anni del mio sacerdozio, e per avermi accolto nella sua casa come uno della sua famiglia;
- ai numerosi sacerdoti e laici, che hanno collaborato con me con grande disponibilità, generosità e spesso con entusiasmo;
- ai miei Vescovi, soprattutto Mons. Gaddi e Mons. Oggioni, dei quali sono stato diretto collaboratore. Da loro ho imparato tanto e ho ricevuto tanto; ambedue mi hanno amato come un loro figlio e mi hanno dato una fiducia immensa, che certamente io non meritavo.
Un “grazie” tutto particolare lo dò alle Comunità presso le quali ho svolto il mio ministero a tempo pieno o anche solo come servizio festivo: Comenduno, il Seminario, Scanzo, la vicinia di S. Lorenzo in Città Alta, Casale, Gaverina con il suo Santuario del Colle Gallo, la Compagnia di S. Paolo o Paolini e soprattutto la stupenda Comunità di Nembro, per la quale ho consumato le mie ultime energie e messo a frutto tutte le mie capacità di pastore di anime per farne una unica vera famiglia. È la Comunità dove penso di concludere la mia vita, nella quale desidererei essere funerato, per essere poi tumulato nella tomba di famiglia a S. Paolo d’Argon.
Confidando nella infinita misericordia del Signore, gli vado incontro nella speranza di sentirmi dire: “Vieni servo buono e fedele nel mio Paradiso”.
Da lassù vi assicuro un particolare ricordo per tutti.
La Santa mia prediletta è sempre stata S. Teresina di Gesù Bambino, la quale ha promesso dal Paradiso di continuare ad aiutare, accompagnare ed essere vicina a tutte quelle persone che in terra ha amato, aiutato e per le quali ha sofferto e pregato.
Come suo devoto mi impegno ad imitarla anche solo in questo. Vi saluto tutti, nella speranza di rivederci in Paradiso. Pregate per me.
Don Aldo Nicoli

